In Brasile
La visita alla Favela di S. Josè,
realtà veramente tragica, crea un impatto particolarmente triste e forte nel cuore dei nostri volontari: commozione, pietà, naturale risentimento nei confronti di chi dovrebbe rimediare e non lo fa, proposito fermo, soprattutto, di non tralasciare nulla di ciò che è nelle possibilità per dare un aiuto. Nasce così lo slogan a cui si farà riferimento di fronte alle difficoltà e alla necessità di agire:
“L’impossibile il Signore non ce lo chiede, ma ciò che ci è possibile si deve fare”.
La fàvela fa veramente impressione e non solo la prima volta. Ogni volta ci si chiede come è possibile sopravvivere in situazioni così disumane. La Suora che accompagna spiega che l’aspetto ancor più tragico è quello morale, conseguenza di una miseria che annebbia lo spirito e conduce ad un baratro senza fondo. Come intervenire ? “ Per il momento penseremo in qualche modo ai bambini” decidono Franco e Mauro “daremo loro la possibilità di vivere almeno durante il giorno in luogo più igienico e più sano” Le opere re nascono così come risposta ad una tacita domanda della realtà. L’asilo della fàvela oggi accoglie cento bimbi dai sette mesi ai sei anni; faremo posto non appena sarà possibile ai molti altri che ancora attendono.
Dalla fàvela alla Casa Lar di Donna Èva
Ottanta bimbi abbandonati sono custoditi da un’intera famiglia; sereni e sani rallegrano il cuore: è un’oasi di pace e di amore. Elisa, Micol, Elena, Luigi, figli di Franco e di Mauro, prendono in braccio i più piccoli e si divertono a coccolarli, mentre gli adulti permettono ai più grandicelli di avvicinarsi familiarmente e si lasciano abbracciare come fossero per tutti mamma e papà. Una bimba, felice di questa affettuosa disponibilità, disegna sulla mano un cuore ed un grazie e poi chiede di fotografarli perché il segno della sua riconoscenza rimanga. Particolare significato hanno questi bimbi per la nostra attività : Sr. Michelina, in una sua prima visita, li aveva visti felici ma costretti in pochissimo spazio e, non avendo al momento possibilità di procurarne uno più idoneo, ricorre all’ADOZIONE A DISTANZA, inizio di una attività che, benedetta dalla Provvidenza, sarà fonte di grande e costante aiuto per questi bambini e per moltissimi altri.
II viaggio prosegue per l’interno del Minas.
Teofìlo, capitale delle pietre preziose, è una caratteristica cittadina e le due famiglie la visitano con curiosità ed interesse.
Novo Oriente e Pavāo, nonostante abbiano un “centro” che giustifica la denominazione di paese, hanno un’ampia periferia che può considerarsi una fàvela sparsa, costituita da baracche il cui lato positivo è quello di non essere addossate l’una all’altra come nelle favelas vere e proprie. L’interno di ogni abitazione è, invece, tale e quale: un tugurio di pochi metri quadrati con segni tangibili di una estrema miseria. La sensibilità dei nostri amici si esprime presto in gesti significativi. Due giovani, un ragazzo ed una ragazza se ne stanno seduti in terra in un vano senza porta e assolutamente vuoto; in mezzo a loro il proprio bimbo adagiato anche lui sul duro pavimento. “Gesù Bambino a Betlemme” si dicono Franco e Mauro e immediatamente si adoperano per fornire un letto, un materasso, una culla e, naturalmente, viveri. Ritornati sul posto in un secondo tempo a far visita ai due ragazzi, trovano il giovanissimo papà coricato sul letto. Malato? No, voleva provare l’emozione di dormire finalmente nel modo che è normale per la maggior parte degli uomini, ma non per lui...
I bimbi degli asili di Novo Oriente e Pavao diventano più carini con i nuovi completi comprati per loro dai nostri amici. Rivedendo le foto si prova ancora oggi l’emozione provata quel giorno di fronte a bimbi felici e saltellanti per la gioia di sentirsi al centro dell’attenzione. Franco, Mauro, Enrica e Tiziana sono ormai convinti di essere di fronte ad una svolta significativa della loro vita, sono infatti decisi ad impegnarsi a fondo non appena tornati in Italia.

